Novità pensioni: dal 2016 aumenta l’età pensionabile, e non di poco

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La prima, grande modifica sarà l’aumento dell’età per la pensione: purtroppo la Legge Fornero ha previsto un graduale innalzamento dei requisiti anagrafici per la pensione di vecchiaia, dei requisiti contributivi per la pensione anticipata.

Questi i nuovi requisiti 2016 (tra parentesi i requisiti 2015):

  • pensione di vecchiaia lavoratori: 66 anni e 7 mesi per tutti (66 anni e 3 mesi)
  • pensione di vecchiaia lavoratrici: 66 anni e 7 mesi se dipendenti pubbliche (66 anni e 3 mesi), 65 anni e 7 mesi se dipendenti private (63 anni e 9 mesi), 66 anni e 1 mese se autonome (64 anni e 9 mesi)
  • pensione anticipata lavoratrici/lavoratori: 41/42 anni e 10 mesi (41/42 anni e 6 mesi)

Aumenti notevoli come potete ben vedere! Nel 2017 non cambierà a meno di altre modifiche alle leggi, nel 2018-19 nuovi aumenti (ad esempio si arriverà a 44 anni di contributi per l’anticipata!).

Nessuna penalità per chi chiede il prepensionamento ma solo fino al 31 dicembre 2017; se con la tanto auspicata riforma pensioni di cui si discute non ci saranno interventi in merito, non è previsto alcun trattamento ad hoc per i lavoratori precoci.

Rivalutazione pensione: nel 2016 poca roba

Di indicizzazione della pensione (perequazione, rivalutazione, adeguamento all’inflazione) si è discusso tantissimo in questo 2015, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul blocco nel 2012/13 inserito nella Legge Fornero, sentenza che ha costretto il governo Renzi a pagare i rimborsi ai pensionati (solo parziali comunque).

La rivalutazione 2016 è già stabilita e sarà a scaglioni con un adeguamento per quanto perso nel biennio di blocco della perequazione, poi dal 2017 dovrebbe tornare il meccanismo a percentuali ( indicizzazione al 100% del costo vita per pensioni sotto le 3 volte il minimo INPS, 90% per quelle tra 3 e 5 volte, 75% per quelle 5 volte).

News pensioni: nel 2016 più basse per la riduzione del montante contributivo

Chi andrà in pensione nel 2016 avrà un assegno più povero rispetto a chi ci è andato prima, a parità di anni di contributi: sempre a causa dei calcoli e aggiustamenti dovuti all’aumento dell’aspettativa di vita, dal prossimo anno ci sarà riduzione dei moltiplicatori del montante contributivo da un minimo dell’1,35% a un massimo del 2,50%. In poche parole i contributi valgono meno perchè quanto versato durante gli anni di lavoro viene “spalmato” per un periodo di pensione più lungo visto che si vive di più.

Articolo tratto liberamente da it.blastingnews.com



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