Pensioni in calo, rischiano anche quelle già in essere

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I sistemi pensionistici:

In Italia il sistema di calcolo della pensione era il retributivo. La pensione era calcolata in base alla media delle retribuzioni ottenute negli ultimi anni di lavoro. Con il contributivo invece la pensione è calcolata come per le assicurazioni private su quanto effettivamente versato. Solo che il sistema pensionistico italiano non è a capitalizzazione. In pratica i soldi che oggi i lavoratori versano come contributi non si mettono da parte fino alla scadenza, cioè la pensione. Con questi soldi si pagano i pensionati attuali, il sistema si chiama a ripartizione.

Dini, Fornero ed ora Renzi:

Il contributivo produce pensioni più basse del retributivo e nessuno può negarlo. Prima perché la rendita pensionistica è più alta della contribuzione versata se calcolata su tutte le pensioni. Poi perché con il retributivo molti lavoratori a fine carriera trovavano il modo di strappare contratti di lavoro meglio pagati dei precedenti pur di aumentare la media su cui calcolare la pensione. Ne deriva quindi che con il calcolo sui contributi gli assegni delle pensioni caleranno in media del 30%. Dini aveva una visione futuristica del nuovo metodo. Parlava di applicarlo ai neoassunti, con il trasloco completo per il 2035. La Fornero invece era immediata, parlava al presente ed ha applicato da subito il nuovo sistema piangendoci anche su. Oggi Renzi continua sulla stessa linea con l’avallo di Boeri, Presidente dell’INPS, sostenitore del metodo contributivo tanto da immaginarlo anche per le pensioni vecchie che secondo lui vanno ricalcolate. Tito Boeri, ha presentato al Governo il piano che consentirà una maggiore flessibilità in uscita dal lavoro. Si tratta di un piano che permetta ai lavoratori di uscire dal lavoro con 35 anni di contributi e 62 o 57 anni di età rispettivamente per uomini e donne. Naturalmente il lavoratore per uscire prima deve rinunciare a parte della pensione che gli spetterebbe. Secondo l’INPS quindi chi vuole può andare prima in pensione ma con un assegno ridotto. Il calcolo della pensione rimarrà sempre il contributivo, infatti Boeri ha dichiarato che è proprio “il sistema contributivo a permette una maggiore flessibilità”.

Cosa rischiano le pensioni in essere?

Nella proposta, Boeri, come già detto prima, va a toccare anche le pensioni in essere, con lo scopo di finanziare gli interventi atti ad aiutare la fascia 55-65 anni di età, cioè quelli senza lavoro e senza pensione. Si tratta di una operazione di ricalcolo delle pensioni che già l’INPS paga applicandogli il metodo contributivo.

Ma perché tutto questo?

Risparmiare soldi pubblici, finanziare interventi previdenziali per gli ex esodati e mandare in pensione prima le persone. Sono questi i motivi alla base della nuova riforma in gestazione. Ma se con una mano si da e con l’altra si prende, se per aiutare l’uno si penalizza l’altro, non sembra essere un metodo particolarmente indovinato. Saranno anche spinti da idee buoniste, ma crediamo che anche l’uscita anticipata a proprie spese sortirà l’effetto che ha avuto il TFR erogato subito in busta paga. Pochi hanno utilizzato la possibilità di spendere subito la liquidazione e pochi sceglieranno di andare in pensione prima rinunciando a parte della pensione che gli toccherebbe.

Fonte

L’alternativa

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Redazione Adagio

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