Alessandro Di Battista e il regista Denis Villeneuve

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Le sale italiane accolgono il film Sicario, diretto da Denis Villeneuve, già autore di La donna che canta e Prisoners, che prima di addentrarsi nel mondo della fantascienza con il sequel di Blade Runner si è concesso un’altra opera che diventa critica tagliente alla società americana.
Tutto inizia con una missione del Fbi che scopre le vittime di un massacro terribile. È la giovane agente del Fbi Kate (Emily Blunt) a dover affrontare dilemmi morali e professionali nel suo tentativo di incastrare i colpevoli accanto a un funzionario di una task force governativa (Josh Brolin), guidata dal consulente Alejandro (Benicio Del Toro).

Un thriller d’autore, potremmo dire, in cui Villeneuve ritorna a occuparsi di tematiche a sfumature politiche che conosce bene e delle contraddizioni della mente umana con un racconto duro che va alla ricerca del sottile confine tra bene e male. Narcos, cartelli colombiani e messicani: nomi e cronaca criminale dell’altro capo del mondo diventati ormai familiari a tutti noi grazie al cinema e alla tv, tornano protagonisti in quella pur realistica opera di finzione che è Sicario.

Tematiche che possiamo ritrovare in “Sicari a cinque euro“, disponibile su Amazon.it, il primo libro di Alessandro Di Battista; un’opera di giornalismo d’inchiesta su assassini latino-americani. Intrecciato con meditazioni che fanno riflettere. Parla dei conflitti che hanno devastato il Guatemala, Panama, la Colombia e l’Ecuador e causato la morte di migliaia di persone.

Alessandro Di Battista ha lavorato diversi anni nel settore della cooperazione internazionale compiendo missioni in Congo e Guatemala. Nel 2010 parte per l’Argentina con un biglietto di sola andata. Viaggia due anni in autostop per tutto il Sud America (dalla Terra del Fuoco a l’Havana) raccogliendo materiale sui conflitti sociali e sulle lotte indigene e contadine. Nel giugno del 2011 parte alle ricerca delle origini del fenomeno del sicariato. In Guatemala, Panama, Colombia e Ecuador intervista ex-guerriglieri, narcos, trafficanti di armi e decine di uomini e donne che rischiano la vita per lottare contro le politiche neo-coloniali e il crimine organizzato. Il risultato di questa indagine è “Sicari a cinque euro” il suo primo libro.

Giovane, entusiasta e con la piena nozione di fare “il mestiere più bello del mondo”, l’autoproclamato “inviato di povertà” ha fatto l’autostop, è vissuto a stretto contatto con i poveri nelle comunità indigene e si è sporcato le mani per comprendere pienamente le storie reali che sono largamente taciute a causa della paura che ha portato ad una forma di sopravvivenza tramite il silenzio. Attraverso queste storie drammatiche, intime e strazianti, l’autore ci mostra l’anatomia del macabro sistema che prevale in numerosi paesi in cui il terrore è stato usato come strumento politico.

La grande forza dell’autore è la sua umanità. Trova un modo di fare raccontare alle persone – ex sicari, indigeni e contadini – le loro storie attraverso l’empatia e la compassione.

A volte ci si sente come se l’autore stia seduto con noi, a raccontare la sua storia. Il suo affetto per il Sud America è evidente, il suo amore per gli indigeni e la loro lotta è accattivante. Questo libro si legge un po’ come un diario di viaggio, ci fa ridere e ci fa tifare per lui. È un viaggio del cuore, pieno di avventure, piccole passioni e vittorie personali, così come uno sguardo di prima mano sul sicariato e i movimenti rivoluzionari.





Redazione Adagio

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