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Samanta Di Persio

Samanta Di Persio nasce a Pescara nel 1980. Fino all’étà di tre anni vive con i nonni, umili contadini che le insegnano alcuni valori importanti come la solidarietà, l’onestà ed il rispetto. Nel 1983 va a vivere all’Aquila con i suoi genitori perché suo padre viene trasferito per motivi di lavoro. Frequenta poi l’istituto tecnico commerciale anche se avrebbe voluto fare il liceo artistico. Tuttavia la scelta della scuola superiore l’influenza positivamente su quello che decide di fare in seguito perché ha la possibilità di studiare economia politica e diritto, due materie che sono fondamentali per la sua formazione. Dopo il diploma si iscrive alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Teramo. A dicembre del 2004 si laurea con il massimo dei voti discutendo una tesi sui reati tributari. Alla fine del percorso universitario decide di iscriversi ad un master: “Metodi di previsione e controllo dei sistemi socio economici”. A 25 anni inizia a maturare l’idea di essere giornalista.“Un essere umano esce di casa per andare al lavoro per sostentare se stesso e la propria famiglia. La sera dovrebbe farvi ritorno sano e salvo. Questa dovrebbe essere la norma, ma spesso non è così[2].”Dopo qualche collaborazione con alcune redazioni ed alcuni giornalisti viene pubblicata sul settimanale nazionale “La Rinascita”. Il primo articolo è sul precariato e il secondo un’intervista ad una madre, Graziella Marota, che ha perso il figlio sul lavoro. Quest’ultima la spinge a cercare altre storie ed è così che nel 2008 nasce “Morti bianche”. Il libro edito da Casaleggio Associati raccoglie le testimonianze dei familiari dei lavoratori morti sul luogo di lavoro. Questi incidenti mortali vengono definiti “morti bianche” perché causate dal mancato rispetto delle norme di sicurezza[3]. L’intera responsabilità viene poi imputata ai lavoratori giudicati troppo imprudenti e non ai datori di lavoro.“Il terremoto in Abruzzo ha fatto tutto il possibile per farsi ascoltare. Lo ha fatto annunciandosi con piccole scosse, per mesi, sempre più frequenti[4].”L’Aquila è una città che Samanta Di Persio ha amato per la sua tranquillità. Oggi il silenzio è secondo lei un silenzio forzato dalla burocrazia e non dalla volontà dei cittadini. Scrive il libro “Ju tarramutu” fra luglio ed agosto del 2009 su richiesta della casa editrice Casaleggio Associati allo scopo di denunciare le autorità che non hanno preso i provvedimenti necessari: non hanno organizzato piani di soccorso in caso di terremoto e non hanno informato gli aquilani del pericolo che correvano. La storia dell’Aquila dimostra infatti più volte che è una città sismica ad alto rischio. Il primo terremoto devastante risale al 9 settembre del 1349, vi sono circa 800 vittime, e  il 2 febbraio del 1703 si verifica il terremoto della Candelora, con oltre 6 000 vittime. La città viene praticamente rasata al suolo ed i cittadini sono costretti a lasciare le loro case. Il 6 aprile del 2009 alle ore 3:32 è la grande scossa dopo mesi di eventi sismici[5]. Il bilancio definitivo è di 308 vittime[6]. Da quella notte Samanta Di Persio non vive più a casa sua.“Niki Aprile Gatti viene arrestato per presunta frode informatica insieme ad altre 17 persone (oggi tutte libere). Solo lui viene portato in un carcere di massima sicurezza perchè vuole collaborare. Dopo 20 ore dalla deposizione, ancora secretata, viene trovato morto. Nessuna perizia tossicologica, il ragazzo aveva un livido a forma di cerchio sul braccio, solo un’autopsia contraddittoria. La magistratura italiana archivia come suicidio. Ma da casa e dall’ufficio di Niki scompare tutto. Chi conosce Niki e la vicenda sa che si tratta di un omicidio[7].”Samanta Di Persio rimane colpita dalla morte di un ragazzo abruzzese, Niki Aprile Gatti, avvenuta nel 2008. Contatta la madre Ornella Gemini, la intervista e le promette di scrivere la vicenda del figlio insieme ad altre storie. Così scopre l’ingiustizia e la violazione delle leggi: spesso sono proprio le forze dell’ordine che sono colpevoli di omissione di soccorso, abusi e violenze contro i detenuti. Il 9 febbraio del 2011 pubblica “La pena di morte italiana”, un libro-inchiesta edito da Rizzoli nel quale raccoglie le testimonianze dei familiari delle vittime, descrive le condizioni della detenzione in prigione e negli ospedali psichiatrici giudiziari, confronta i dati europei e denuncia il silenzio delle istituzioni sulle indagini svolte.In tutte e tre le sue opere la prefazione è di Beppe Grillo: comico, attore, attivista politico e blogger italiano. Per il suo ultimo libro Samanta Di Persio trova di nuovo disponibilità da parte sua perché nel suo blog si è sempre occupato di morti sospette in carcere.

ATTIVITA’ DELL’AUTORE

Twitter @Samantadp