Ma i big data possono salvare i libri?

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L’epoca dei Big Data non è il futuro. L’epoca dei big data è il presente, è qui, è oggi. La profilazione dell’utente è pane quotidiano per le big company che stanno cercando di mettere a posto idee e algoritmi per sfruttare al meglio ogni dato. I modelli predittivi che ne escono fuori spesso hanno in mano il destino delle aziende. Se fanno cilecca sono dolori. Per questo i sistemi di data analyst sono sempre più complessi. L’errore deve tendere allo zero.
Ma come possono, i big data, aiutare uno dei mercati più in crisi degli ultimi anni, ovvero quello librario? Per capire qualcosa in più abbiamo deciso di postarvi questo articolo di Elena Chiari Mitrani che ha affrontato il problema su Finzioni:

Si sa, la lettura digitale è in realtà una manna per l’industria del publishing, e non solo per la riduzione dei costi rispetto allo stampato. La ricchezza più grande che torna nelle mani di case editrici e rivenditori è rappresentata dall’enorme quantità di dati relativi alle abitudini dei consumatori, che viene poi sfruttata per creare strategie di marketing ad hoc.

Kobo ha recentemente pubblicato un whitepaper, Publishing in the Era of Big Data, che ci dà un’idea del come queste informzioni siano analizzate, con riflessioni e strategie di marketing annesse.

Per esempio, ammettiamo che un libro abbia venduto molto poco ma che i suoi pochi lettori l’abbiano letto molto rapidamente. L’analisi dei big data costringerebbe ad una riflessione: forse questo titolo non è ancora riuscito a sfondare sul mercato ma ha, in realtà, un grosso potenziale, visto che le persone che l’hanno letto l’hanno trovato molto coinvolgente. Logica conseguenza sarebbe investire di più nel marketing, cercare di riproporlo in modo più deciso ad un audience più ampio, e sperare che le vendite aumentino. Il whitepaper di Kobo cataloga casi come questi definendoli High-engagement, low-sales titles.

Allo stesso modo, è possible fare un benchmark per identificare, tra autori sconosciuti o quasi, quali sono quelli che hanno la possibilità di diventare autori di best-seller. Come? Esaminando quanto rapidamente i loro libri vengono divorati!

Sono molto interessanti anche i grafici che mostrano i risultati delle vendite versus il tasso di completamento dei testi facenti parte di una serie. In questo caso i dati possono essere utilizzati per capire se è bene continuare a investire su un autore e la sua serie o se è meglio arrivare ad una conclusione perché i lettori continuano a comprare ma in fondo si sono “stancati” di leggere.

Se siete curiosi di saperne di più, vi consiglio di leggere l’intero paperwhite, linkato a questo articolo di DigitalWorldBook. E se tutto questo vi farà dire «Ecco perché è meglio il cartaceo, almeno nessuno spia le mie abitudini di lettura per vendermi qualcosa!», beh… Incominciate a disiscrivervi da Facebook, Twitter e compagnia, non usate più Gmail, smettete di ordinare qualsiasi cosa online su siti come Amazon e simili, disattivate Spotify, e non strisciate nemmeno più la tessera dei punti fragola al supermercato. Oppure, arrendetevi: è troppo difficile rinunciare alle comodità alle quali alcuni servizi dell’era digitale ci hanno abituato, ma per tutto c’è un prezzo e non c’è scampo all’era dei Big Data.

Piuttosto, cercare di capire come i big data vengono interpretati e come possano smuovere intere strategie aziendali può essere davvero affascinante.

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Redazione Adagio

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