Ecco Blendle, l’iTunes del giornalismo

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Ecco Blendle, l’iTunes del giornalismo.

Il New York Times e l’editore tedesco Axel Springer Digital Ventures (una divisione della compagnia che pubblica Bild Zeitung, il quotidiano più venduto nel paese) hanno raggiunto un accordo per un finanziamento di 3 milioni di euro alla start-up olandese Blendle. Fondata nel 2013 da Alexander Klöpping e Marten Blankesteijn, due ex giornalisti di 27 anni, Blendle si è autodefinita “l’iTunes del giornalismo”. Si tratta in pratica di una sorta di “edicola digitale”, una piattaforma che raccoglie news e articoli che gli utenti possono sfogliare liberamente e, se interessati, leggere dietro il pagamento di un piccolo contributo. Al giorno d’oggi – si legge sul sito di Blendle – “sei ancora costretto a registrarti al sito di ogni giornale cui sei interessato pagando un contributo mensile ad ognuno per una enorme quantità di articoli su cose che non t’interessano e che non leggerai” perché “gli editori continuano ancora a fare per tuo conto una selezione degli articoli non personalizzata sulle tue esigenze”.

E Blendle arriva proprio qui, quando tutti i maggiori editori di un paese “uniscono le proprie forze, consentendo che tutti gli articoli scritti in quella nazione possano essere a disposizione dei lettori attraverso una singola app” che sceglie sulla base delle preferenze del lettore. In Olanda il servizio è partito circa sei mesi fa, e raccoglie – spiegano ancora sul sito – la gran parte dei giornali nei Paesi Bassi (ma anche in Belgio, oltre ad aver firmato di recente anche un accordo con l’editore dell’Economist). Ogni articolo costa in media 20 centesimi di euro, il cui 70 per cento va all’editore (che comunque decide il prezzo) e il 30 resta a Bendle. Attualmente la piattaforma conta oltre 130 mila utenti registrati e starebbe pianificando di utilizzare le revenues ottenute dal servizio per estendere a diversi altri paesi europei il proprio raggio di azione nel giro dei prossimi due anni. Secondo Klöpping, un prossimo lancio dell’iniziativa in Germania dovrebbe costituire un “passo logico”, anche se molto in tal senso dipenderà dalla volontà di altri editori tedeschi a salire a bordo insieme a Springer.

“Siamo molto onorati che due dei più influenti editori al mondo abbiano mostrato tanta fiducia in noi”, ha commentato Klöpping, CEO di Blendle. “In quanto editori, noi vogliamo convincere gli utenti a pagare per il grande giornalismo, anche in quest’era digitale”, ha commentato Mathias Döpfner, amministratore delegato di Axel Springer. Dopo l’iniezione di tre milioni di euro, finalizzata di fatto a imprimere un’accelerazione ai piani di crescita internazionale di Blendle, i due fondatori manterranno comunque il controllo del 75 per cento del capitale della società. I nuovi investitori, inoltre, non avranno accesso ai dati sulle vendite di altri editori associati, né i loro giornali o pubblicazioni riceveranno alcun trattamento di riguardo. Gli editori olandesi, all’inizio, avevano opposto qualche resistenza al modello Blendle, per timore che questo potesse finire per “cannibalizzare” le loro vendite sia nelle edicole per il formato cartaceo che per le sottoscrizioni ai prodotti on-line. Klöpping, tuttavia, è riuscito a convincerli che il suo servizio non avrebbe influito negativamente in questo senso. D’altra parte, come ha sottolineato anche Philippe Remarque, direttore del quotidiano olandese De Volkskrant, i due terzi degli utenti di Blendle sono sotto i 35 anni e un progetto del genere “mira a un pubblico nuovo, più giovane del nostro”. Oltre a costituire una boccata d’aria, se non una possibile soluzione alla crisi, sofferta dagli editori italiani (e non solo) per il calo dell’interesse, delle vendite e dei ricavi dalla pubblicità. (fonte)



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